Ci sono molti modi, diceva il titolo di una vecchia canzone degli Afterhours, e tanti sono i modi che potrei usare per raccontare la figura di Stefania Cardinali. C’è una linea diretta, quasi un binario di una cremagliera che collega tutte le sue tappe professionali. La cremagliera viaggia in salita, vince le pendenze e così ha fatto Stefania grazie alla sua determinazione: dalla laurea in giurisprudenza alle esperienze nel marketing, alla costituzione e gestione di un’azienda nel settore dei servizi alla persona che ha ottenuto nel 2020, il premio Impresa, Lavoro e Donna promosso dal Comune di Ravenna.
Esiste però anche una linea più intima, più profonda, da seguire per tratteggiare la sua personalità ed è quella della consapevolezza. A un certo punto della sua vita si è fermata, si è guardata dentro e ha avuto il coraggio di decidere di essere serena, prima di ogni altra cosa. In questa idea di serenità il suo lavoro di manager strideva e Stefania ha scelto di abbandonarlo. “Ho capito”- mi racconta- “ che mi spaventa molto di più restare intrappolata in una situazione sterile piuttosto che osare e dare a me stessa la possibilità di essere felice”.
Stefania, la tua è stata una ripartenza a partire da te stessa; mi sai spiegare meglio?
“Hai presente quando la mattina ti guardi allo specchio e ti vedi diversa da quello che vorresti essere? Ecco a me è successo esattamente così.
Sono sempre stata una guerriera, non mi sono mai arresa di fronte ai problemi, ho sempre cercato di rovesciare la prospettiva e di trovare delle soluzioni ma quando ho capito che il mio lavoro stava mettendo in crisi le mie passioni, la mia evoluzione e la mia serenità ho detto basta.
E’ stata la paura di perdere la parte di me stessa che amavo di più a farmi fare lo switch.
Ricordo che un giorno mentre sorseggiavo un caffè mi sono fatta queste tre domande:
Chi sei?
Chi vuoi diventare?
Chi non vuoi essere?
In quel momento ho sentito un gran bisogno di andare a riprendere i miei sogni.
Ho guardato il fondo e mi sono resa conto che era arrivato il momento di attraversarlo”.
In che direzione lavorativa ti ha condotto questa scelta di vita?
“Sicuramente verso ciò che amo da sempre. In primis il marketing e la comunicazione con un accento particolare sul Personal Branding. Mi piace individuare l’unicità e i valori di un brand per poi valorizzarli e farli risplendere. Credo molto nel lato umano del business. D’altra parte le aziende sono fatte di persone e le persone hanno una loro identità ben definita.
È questo a fare la differenza. Tuttavia sono tanti i professionisti che fanno fatica a parlare di sé e questo penalizza fortemente la loro visibilità sul mercato. Il mio obiettivo è tirare fuori la loro bellezza e raccontarla al mondo. Quello che voglio far emergere è l’autenticità del brand e per fare questo utilizzo uno storytelling emozionale in cui il target di riferimento possa identificare i propri sogni e vedere soddisfatte le proprie aspettative. Credo molto nell’empatia, in una buona brand reputation e nel trasmettere autorevolezza sia a livello umano che professionale.
Ma non è finita qui. L’ esperienza in azienda e la formazione in Welfare, Diritto del Lavoro e Risorse Umane mi hanno consentito di applicare il marketing al mondo delle HR.
Sto collaborando al lancio di un progetto che mira a favorire il benessere aziendale in un’ottica di transizione digitale in cui le tecnologie emergenti vogliono supportare lo sviluppo delle soft skills dei dipendenti.
Credo che soprattutto in questo momento ci sia un gran bisogno di raggiungere il giusto equilibrio tra vita privata e professionale. L’ obiettivo invece che si vuole ottenere a livello aziendale è la riduzione del turn over con conseguente miglioramento dell’immagine del brand.
Si tratta di un progetto molto ampio in cui è inclusa anche una formula family che vuole educare genitori e figli a una maggiore consapevolezza dei rischi e delle opportunità del mondo web”.
Parlaci della tua passione per la scrittura e come ne stai facendo una professione:
“Scrivo da quando sono bambina. La penna faceva fluire la mia fantasia raccontando quello che a voce non riuscivo a dire. Scrivere era il mio rifugio. Era il fuoco acceso in una notte d’ inverno.
Era come avere una copertina di stelle in cui raggomitolarmi prima di prendere sonno.
Ci sono stati tanti momenti nella mia vita in cui sono andata a caccia di parole per esorcizzare il dolore, per leggere me stessa e per ricomporre i frammenti disordinati di me.
Scrivere per me è sempre stato come respirare. Forse perché le parole mi hanno sempre salvata.
In pieno burnout ho partecipato a una sfida di scrittura creativa organizzata da Elena Salem, una giornalista e scrittrice che stimo profondamente e che seguo tantissimo nella sua community “Il piacere di raccontare”.
Si trattava di scrivere un racconto guardando un dipinto. Era tanto che non scrivevo, l’ansia e i problemi causati dal lavoro mi avevano completamente paralizzata. Chissà se ne sarei stata ancora capace.
Guardai quel dipinto, le parole mi uscirono di getto e andarono a comporre gli spazi bianchi del mio foglio Word. Cliccai invio e qualche giorno dopo quando la giuria elencò i racconti migliori uscì il mio nome. L’ emozione dal petto arrivò su fino a riempirmi gli occhi.
Piansi come una bambina. Da lì partì tutto. In quelle lacrime non ritrovai solo il mio cuore ma anche tutte le esperienze lavorative che avevo fatto nel mondo della scrittura.
L’ editoria, gli articoli, la mia attività redazionale in ufficio stampa, il copywriting per promuovere gli sponsor, il travel storytelling quando lavoravo a Lisbona. Si trattava di mettere insieme i pezzi e di andare a riprendere ciò che mi apparteneva.
Oggi la scrittura è una parte integrante della mia attività professionale. Vado a caccia di emozioni e le trasformo in storie. Mi occupo della comunicazione per brand, liberi professionisti, personaggi pubblici che vogliono lasciare traccia di sé. Ho in cantiere anche un romanzo. Insomma, sto mettendo in fila la realizzazione di tutti i miei sogni. I sogni sono nutrimento per il corpo, il cuore e l’anima. Non abbandonateli mai”.
Questa chiacchierata con Stefania Cardinali, inserita nel filone legato a raccontare le storie di imprenditrici e professioniste di valore, mi ha particolarmente emozionato. Penso che il suo percorso di rinascita personale e professionale possa essere di esempio per chi, per vari motivi, si trova bloccato in una situazione di stallo. La strada che ha compiuto Stefania è quella di ripartire dalle fondamenta di se stessa e da lì proseguire, un passo alla volta. E a voi che emozioni ha smosso il racconto di Stefania? Scrivetemelo nei commenti, la vostra opinione mi interessa!