Organizzare un anno di studio all’estero: la testimonianza di Antonella Crisafulli

Antonella Crisafulli è un’educational consultant e orientatrice che si occupa di organizzare viaggi di studio all’estero. L’ho conosciuta nell’ambito di LeRosa, una community di donne molto attive sul web. Ci siamo piaciute subito, così abbiamo deciso di programmare insieme questa intervista per approfondire alcuni aspetti del suo lavoro. 

Mi ha colpito molto la sua proposta professionale, cucita su misura sul cliente. 

Antonella non offre il classico pacchetto che possiamo trovare presso le scuole di lingue o le altre organizzazioni del settore ma si mette a disposizione per elaborare un percorso completo. Programma una serie di incontri conoscitivi e orientativi, così che lo studente abbia tutte le informazioni necessarie rispetto all’esperienza che andrà a fare e organizza poi tutti gli aspetti pratici necessari per portare a compimento il programma di studio all’estero. 

La famiglia è naturalmente coinvolta fin dalla fase iniziale della consulenza, così da poter scegliere la soluzione migliore per loro all’interno di una gamma di offerte.  

Tra le varie possibilità citiamo la boarding school, una scuola media o superiore in cui gli studenti hanno la possibilità di soggiornare in residence annessi alla scuola stessa, il college e l’Università. Oltre a rappresentare un’esperienza immersiva nella realtà del luogo, i soggiorni all’estero sono l’occasione per lo studente di conseguire una certificazione linguistica riconosciuta a livello europeo. 

Innanzi tutto una curiosità personale: come hai avuto l’idea di costruirti questa tua specifica professionalità? 

Dopo una laurea alla European School of Economics, nel 2005 ho aperto un’agenzia di viaggi con alcuni colleghi di università. L’agenzia si è subito orientata verso l’organizzazione delle vacanze studio e io ho iniziato a occuparmi  dello studio all’estero durante le scuole superiori. Nel 2020, in piena pandemia, abbiamo deciso di prendere strade professionali diverse, e quel punto è stato necessario per me riprogettare il mio percorso lavorativo. 

Alcuni genitori mi hanno dimostrato fiducia e mi sono resa conto che potevo proseguire il lavoro da sola. Mi sono dedicata a un percorso di personal branding, con tutti i dubbi del caso. Ero abituata a lavorare in qualche modo “protetta” da un logo, quello dell’impresa. Si trattava invece di metterci la faccia, di utilizzare il mio nome e cognome.

Mi sono presa del tempo per riflettere e per consolidare le mie competenze. Ho capito che la mia consulenza rappresentava una particolare nicchia rispetto al settore dei soggiorni all’estero e ho imparato a valorizzare questa mia particolarità.   

Pensando ai servizi che offri, puoi raccontarci come avviene il contatto con i tuoi clienti? Sono le famiglie a individuarti? Oppure le scuole? O direttamente gli studenti? 

Entrambi, anche se dipende dall’età. Ho a che fare con studenti che hanno dai 10 ai 25 anni, e la maggior parte è nella fascia dai 14 ai 18 anni, quindi adolescenti. Mi contattano i genitori ma anche gli studenti in autonomia. In ogni caso dopo la prima mail dello studente, serve poi un contatto con i genitori per far andare in porto il progetto. 

In che modo ti tieni al passo con i tempi in questo mercato in continua evoluzione?

Nel mio lavoro, è importante dotarsi di buoni contatti e tenersi sempre aggiornati sulle novità. Bisogna andare ai convegni di settore all’estero o partecipare a eventi virtuali, visitare periodicamente le scuole e le università di persona.

In questo modo si può tenere il passo con una realtà formativa in continua trasformazione. Le modalità di accesso e selezione, la strutturazione dei corsi, le caratteristiche dei test finali per la certificazione cambiano continuamente.

Avere a che fare con ragazzi e le loro famiglie è un lavoro delicato: ti sono mai capitate criticità e come le hai sapute gestire? 

Qualche volta capita che i clienti abbiano difficoltà a stare nel programma di scadenze, cose da fare e da preparare in vista del percorso di studio all’estero. 

Trattandosi di un iter diverso da quello delle scuole o università italiane, magari si aspettano un risultato più rapido e può subentrare la frustrazione. Ma basta riprendere le fila degli step che affronteremo insieme per poter arrivare alla fine del percorso e si procede. 

Di solito, per arrivare in tempo all’obiettivo serve partire con molto anticipo: la scuola o l’università in cui si deve andare richiede una certificazione linguistica e quindi bisogna dedicare energie e tempo per conseguirla.  

Il lavoro autonomo ha indubbiamente dei vantaggi ma anche dei pesi da portare: sai indicarci la tua personale lista di pregi e difetti della tua professione?  

Sono una persona indipendente, per cui scegliere una professione autonoma per me è stato naturale. Ovviamente in questo lavoro ci sono vantaggi e svantaggi. 

Lo svantaggio che più mi viene in mente è il carico fiscale che in Italia è molto alto. 

Se consideriamo inoltre che gli stipendi statali e parastatali sono fermi da tanti anni vediamo che si configura una situazione in cui lo stipendio non è in linea con l’inflazione. 

Di conseguenza qualsiasi persona che offra un servizio si trova a confrontarsi con potenziali clienti che però poi non possono sostenere il costo della prestazione. 

D’altro canto, anche il professionista non può abbassare i costi perché su quel costo grava una percentuale di tasse molto elevato. Il risultato è che certi servizi, che sarebbero di interesse generale, sono di fatto accessibili poi ad un gruppo ristretto di persone, e questo mi spiace molto. 

Pensando al tuo percorso di vita e professionale, cosa ti sentiresti di consigliare alle lettrici donne del blog  che hanno il progetto di aprire un’impresa o di intraprendere la libera professione? 

Prima di decidere che cosa fare c’è la domanda sul se svolgere o meno un lavoro autonomo. È un continuo lavoro su sé stessi, all’inizio magari con un coach o con un consulente di carriera che però abbia competenze nel ramo della libera professione o della creazione d’impresa. 

È importante inoltre raccogliere tante informazioni, parlare con altre persone che fanno quel lavoro o un lavoro simile. Talvolta è difficile perché in alcuni settori non c’è comunicazione tra “colleghi”, che vengono visti solo come concorrenti; in quel caso consiglio di individuare dei settori affini e “studiare” quelli, dialogando con chi già sta svolgendo la professione. 

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