Manuela Basile

Inizia con Manuela Basile una serie di conversazioni con professioniste e imprenditrici, volte a presentare uno spaccato umano, autentico del lavoro al femminile. Di Manuela noto subito il sorriso aperto e gioioso e due occhi vivaci che scrutano voracemente le cose intorno a lei. Mentre la ascolto la immagino come una persona che pensa in modo rapido e che reagisce con interesse agli stimoli dell’ambiente, impressione confermata dagli elementi che scaturiscono durante la nostra chiacchierata.

A partire dal suo ruolo nell’azienda dove lavora, Manuela ha saputo intercettare tutte le possibilità di crescita, innovazione e in certi casi farsi promotrice di processi di rinnovamento. Si descrive come una persona calma, professionalmente in evoluzione, ciò che emerge è la sua determinazione costante a imparare, ascoltare, captare nuove informazioni.

In tutta onestà, chi l’ha detto che tutti coloro che vogliono evolvere nel lavoro debbano farlo “col botto”? Non è forse più opportuno che ognuno segua la propria natura e si predisponga a un percorso di cambiamento “sostenibile” per le sue caratteristiche individuali?

All’interno dell’azienda in cui opera, Manuela viene in contatto con il mondo dei social; capisce che vuole studiare meglio il settore e si iscrive a dei corsi, approfondisce, fino a quando si mette in gioco come social media manager in maniera autonoma e raggiunge buoni risultati. Inizia col curare le pagine social di un’azienda del mondo dell’arte, passa a occuparsi dei canali Instagram e Linkedin per la  rassegna “Tuscia in fiore”, sulla promozione del territorio. Nel frattempo le cose si muovono,  prende nuovi contatti, a dimostrazione che sta procedendo bene, con serietà.

Inizia a immaginare come conciliare modi e tempi di un lavoro dipendente e di un’attività individuale. Sogna, progetta, prende appunti, legge, si mette in cammino verso un obiettivo, che ancora forse non le è chiarissimo, ma le è chiara la direzione: Manuela vuol procedere in avanti.

Mentre parliamo mi dice: “Ci sono periodi in cui stai seduta, ferma, ma senti comunque la spinta a procedere, ti è utile una rete di persone che come te compie delle azioni, procede, si muove”.

Per questo Manuela frequenta corsi, seminari, si confronta con  professioniste impegnate. Si affida a una coach per elaborare un percorso di cambiamento professionale.

Questa sua scelta apre una riflessione nella nostra chiacchierata sul tema dell’umiltà come valore; mi viene subito di notare come in un modo lavorativo spesso fin troppo popolato da persone egoriferite, Manuela possa portare un contributo diverso. Non ama improvvisarsi, preferisce farsi sostenere da una professionista in un percorso a step progressivi che sicuramente la condurranno alla sua completa riuscita nella professione.

Lei sorride, ricordando i tanti personaggi dall’ego ipertrofico che ha incontrato sul lavoro; ci mettiamo a canzonarli un po’, anche perché questa narrazione dei vincenti a tutti costi ci ha un po’ stufato, sia a me che a lei.

“Mi sono resa conto- mi dice- che ci sono aspetti di me che somigliano a dei mattoncini: l’attenzione alla dimensione etica nel lavoro, il tema del volontariato, il desiderio di raccontare e promuovere qualcosa in cui credo. Sono mattoncini che parlano di me, delle mie caratteristiche peculiari. Quando riesco a integrare queste caratteristiche nel mio lavoro mi sento completa, come se fossi fedele a me stessa, al di là della mansione professionale che svolgo.”

C’è un testo o un autore che è importante per te in questo momento?

“Scrivi e lascia vivere” di Valentina di Michele, Andrea Fiacchi, Alice Orrù, un testo pratico e operativo sul linguaggio inclusivo e accessibile. Un vero  manuale che guida ad esempio all’utilizzo di formule neutre per riferirsi agli utenti anziché adottare il maschile sovraesteso. Il libro fa acquisire consapevolezza anche sulle microaggressioni e microinsulti che vengono perpetrati quotidianamente e ai quali non prestiamo la dovuta attenzione. Mi è piaciuto perché ha fatto emergere un valore che mi contraddistingue, come il diritto per tutti di sentirsi rappresentati, coinvolti anche attraverso la scrittura.

Come ti vedi tra 5 anni?

“Bella domanda potente! Mi vedo proiettata in un’attività professionale creativa, mi vedo procedere con un team, magari di donne, con le quali collaborare in rete e portare avanti progetti imprenditoriali in Italia e all’estero.”

Penso che il valore umano e professionale di una persona debba corrispondere alla sua unicità. Ascoltando Manuela si ha proprio l’impressione di guardare una pianta con tanti fiori pronti a sbocciare, uniti da una grande qualità: la consapevolezza di chi si è nel profondo.

E allora non possiamo che desiderare di vedere sbocciati questi magnifici fiori di Manuela, espressi in tante campagne social per clienti interessanti, nei progetti in cui il business si lega con l’etica e chissà, magari anche nel sogno che sembra più difficile da realizzare: una vita negli Stati Uniti.

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