Durante la settimana passo molte ore in treno per motivi di lavoro e mi porto volentieri un libro per occupare nel miglior modo possibile il tempo. Ho letto recentemente Social Media Marketing, un testo a cura di Guido Di Fraia e che raccoglie contributi di esperti nel campo della comunicazione, del marketing e della pubblicità.
Il libro ci presenta lo scenario attuale aiutandoci a comprendere come l’avvento del mondo di internet alla fine degli anni ’90 abbia creato le condizioni per un cambio di paradigma. Si è passati dall’epoca della comunicazione di massa, caratterizzati dallo schema “uno a molti”, a quella contemporanea che è strutturata come un sistema di continue interazioni digitali. Un cambio di organizzazione nella trasmissione del messaggio che porta in sé anche un passaggio di potere.
Oggi, grazie ai social media, tutti abbiamo la possibilità di veicolare contenuti di testo o di immagine e di “prendere parola”. Il richiamo a un celebre testo del 1996 di Levy, L’intelligenza collettiva, è immediato; mediante la realtà della rete le persone non solo si scambiano informazioni ma mettono in comune memorie e progetti per produrre “un cervello cooperativo”. Quando ad esempio leggiamo una recensione per scegliere dove andare in vacanza, non facciamo altro che utilizzare il “cervello cooperativo”.
Gli utenti di internet con la loro possibilità di mettere like, condividere contenuti, hanno di fatto cambiato la relazione che esisteva tra aziende e consumatori. Se in passato l’impresa pensava a un prodotto e si affidava a un piano di comunicazione e marketing che intercettasse al meglio il cliente, adesso l’azienda deve innanzi tutto sapersi mettere in ascolto. Le interazioni che gli utenti hanno rispetto a un brand o a un prodotto sono analizzate dall’impresa e diventano lo spunto per una campagna, per una nuova produzione, per mettere a punto la propria brand reputation.
E voi avete mai riflettuto su questi temi? Vi sentite protagonisti del sistema di comunicazione dei social o li usate passivamente?