Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta del lato umano del business intervistando Eleonora Uccellini. Nel suo B&B a Reggio Calabria gli ospiti iniziano la giornata con marmellate e torte fatte in casa, in un’atmosfera rilassante e accogliente. Non c’è traccia di cibi confezionati o di acqua in bottiglia. Il luogo è quanto più possibile rispettoso dell’ambiente.
Eleonora si definisce con gioia una locandiera, un po’ perché ricorda la commedia di Goldoni – che è stata tra l’altro la sua prima opera rappresentata al saggio di teatro- ma soprattutto perché forse le definizioni imprenditoriali le vanno un po’ strette. “Casa canale” è un luogo d’incontro per quei viaggiatori che cercano una sistemazione ben curata ma hanno anche voglia di “sentirsi a casa”.
D’altronde Eleonora ha il suo particolare modo di prendersi cura degli altri, lo si capisce dal sorriso autentico e dallo sguardo vivace. E ci tiene a precisare che così com’è nella vita, altrettanto è nel mondo del lavoro.
Oltre a essere locandiera Eleonora scrive su un blog, organizza iniziative culturali, è animatrice di un cerchio di donne e distribuisce consigli gioiosi e pieni di speranza grazie al “banchetto della felicità”.
Parto subito dal banchetto della felicità: ce ne vuoi parlare?
Si, certo. È una cosa che mi sono inventata, una via di mezzo tra la lettura delle carte e una terapia psicologica. Non leggo le carte, né sono psicologa, per cui è un ibrido. “Leggo” le persone che si avvicinano, si siedono, e prendono un numero. A questo punto leggo il messaggio corrispondente a quel numero. Nel 99,99% delle volte la persona che ascolta questo messaggio si stupisce e mi dice: “Ma tu come facevi a saperlo? è proprio quello che penso in questo periodo, è proprio quello che mi è capitato!” insomma quello che leggo loro è sempre azzeccato.
È un momento di divinazione, si crea un rapporto di empatia. Si stabilisce una connessione intima e quindi poi il caso e l’Universo fanno tutto.
Sono tutti pensieri positivi, indicazioni per vivere la vita più serenamente, indicazioni per andare alla ricerca della felicità, quindi sono tutte cose belle. Alcune sono molto specifiche, per cui le persone spesso si meravigliano.
Dopo la lettura di questo messaggio si parla un po’, chiedo alla persona se il messaggio “gli dice qualcosa”, se si vuole aprire con me. E quindi inizia una fase di ascolto. Si toccano delle corde intime, alcune persone si commuovono, altre mi abbracciano, altre ancora sorridono.
È un’esperienza molto bella anche per me perché entro veramente in contatto con l’umanità. Quando tu sei a contatto con la strada ti capitano queste magie, quegli incontri particolarissimi, anche molto intensi. Perché gli sconosciuti mi danno tantissimo quando si siedono, decidono di aprirsi. Il rapporto con gli sconosciuti è molto importante perché ti da la libertà di poter dire qualsiasi cosa, tu quella persona non la conosci, non sa come ti chiami, dove vivi, chi sei e chi non sei per cui gli puoi dire quello che vuoi. Al Banchetto si può anche raccontare un segreto, infatti una volta un ragazzo si è seduto e mi ha detto: “io ti devo raccontare un segreto. Guarda, io ti voglio dire che io non sono una persona buona. Sono una persona cattiva e me ne frego degli altri”.
Ecco, lui si è liberato di questa cosa, si vedeva proprio che non vedeva l’ora di rivelare questo aspetto di se stesso.
Questo Banchetto lo porto in strada, in viaggio, in qualche fiera o festival in cui vengo invitata o mi propongo. Per quest’estate ancora non mi sono proposta da nessuna parte.
Se decidi di venire in Toscana mi raccomando fammi un fischio!
Assolutamente! Tradizionalmente almeno un viaggio l’anno con il banchetto me lo faccio, chissà….
Ti cimenti anche con la scrittura, ho visto che hai un blog.
Si, è un blog che somiglia a un diario. La scrittura può essere anche terapeutica, come anche il parlare. Tirare fuori aiuta, allontana le cose da te e lo puoi fare parlando ma anche scrivendo. Inizialmente volevo raccontare la mia terra, la Calabria e lo avevo pensato come un blog di viaggi. Nel tempo ha assunto questo carattere intimista che poi ha prevalso.
Puoi condividere con noi la storia del ‘Gineceo’, il cerchio di donne che hai iniziato e che tuttora mantieni vivo nel tuo territorio?
Anni fa facevo delle meditazioni guidate durante la luna piena, in accordo con un’organizzazione internazionale che si chiama Sister Circle. In seguito ho deciso di aprire il cerchio di donne anche in altre occasioni. L’ho chiamato Gineceo perché è uno spazio chiuso rivolto solo alle donne, uno spazio che protegge in cui noi siamo totalmente libere di essere, senza giudizio, sapendo di essere accolte, così come siamo.
Facciamo degli eventi all’aperto, abbiamo recentemente organizzato un silent reading party. Altre volte invece ci riuniamo sulla spiaggia per degli aperitivi spontanei, in cui ognuna porta qualcosa da condividere con le altre o con chi incontriamo per caso.
Se pur il Gineceo nasce come spazio al femminile, mi piacerebbe molto che qualche volta partecipassero uomini consapevoli con i quali confrontarsi su tematiche importanti quali il patriarcato. Questo è un tema che coinvolge tutti noi. Ha rovinato tutti. M piacerebbe pensare insieme alla convivenza tra i due generi, anzi tra i tanti generi esistenti.
Come sai vite vincenti vuole raccogliere i racconti di chi ha superato delle avversità e ne è uscito appunto, vincente. C’è stato qualche avvenimento spiacevole della tua vita che hai superato e dal quale hai tratto degli insegnamenti? Ti va di raccontarlo?
Ce ne sono stati diversi di momenti di difficoltà. Il primo sicuramente è stato quando è nato il mio primo figlio perché ero molto giovane. Avevo 19 anni e mezzo, mi stavo per iscrivere all’Università e invece ho dovuto fermare i mei progetti per occuparmi di lui. In seguito mi sono laureata e ho preso anche il dottorato, ho avuto altri due figli che mi portavo in giro per l’Università e le biblioteche mentre studiavo. All’epoca però mi sentivo come se fossi l’unica responsabile del nucleo familiare e questa cosa mi ha fatto soffrire molto. Credo di essermi comportata così perché avevo delle cose non risolte dentro di me e in parte ero condizionata da convinzioni culturali che mi bloccavano.
L’altro momento problematico è stato quando il mio matrimonio è finito. Tutti ci consideravano la coppia perfetta; è stato effettivamente così fino a certo punto, poi la relazione è andata in crisi. Questa situazione delicata si è presentata proprio mentre avevamo iniziato a gestire il B&B Casa Canale. In quel periodo abbiamo realizzato numerosi eventi che sono documentati anche on line. Purtroppo però in quelle occasioni mi sono resa conto che c’erano delle distanze tra noi, distanze che poi si sono acuite. Abbiamo fatto molti errori di comunicazione, che ci hanno portato poi alla chiusura del rapporto.
Il terzo momento di difficoltà è invece legato alla mia ultima storia sentimentale. È stata una storia travolgente e purtroppo finita male. Un amore adolescenziale, potente e travolgente, che però per certi aspetti mi è servito tanto per mettere insieme dei pezzettini della mia vita, della me stessa della “vita precendente”, per mettermi in discussione.
È come se ogni momento di sofferenza, ogni passaggio poi alla fine lo fai togliendo della roba di te, cioè ti aiuta a liberarti di cose inutili. Mi sono liberata dalle aspettative che invece caratterizzavano il rapporto con mio marito.
Nel mio blog ad esempio quando racconto di me lo faccio perché mi auguro che possa essere d’aiuto a qualcun’altra che magari ha vissuto cose simili. La stessa cosa accade nel cerchio di donne dove il confronto con le esperienze altrui può stimolare idee e iniziative per la propria vita.
Ecco, la fine di questa storia d’amore, che poi non so dire se sia davvero finita, mi ha lasciato spazio per vivermi tanti momenti di condivisione bellissimi con altre persone, per far arrivare nella mia vita tante cose nuove e belle. Quindi, come si dice, “si piange con un occhio” perché comunque hai perso delle cose ma è anche vero che se lasci andare dai spazio a tantissima altra roba che ti può arrivare.